LETTUGA

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I turbamenti del giovane Torless

I turbamenti del giovane Torless di Robert Musil ci accompagnano in una ricerca personale perseguita con quella disperata necessità di sapere e comprendere che solo la gioventù può suscitare. Torless, all’inizio della vicenda timido, sospeso, annoiato, sentirà sempre più forte in sé un mistero, una voragine, uno stravolgimento che domanda tutte le sue energie, la sua forza vitale. Inseguendo questo oscuro “qualcosa”, Torless compie un viaggio dentro di sé la cui forza investe e coinvolge con forza inaudita anche noi lettori. E come in ogni romanzo di formazione, alla fine di questo percorso, Torless è cambiato: dalle fratture che sembravano irrisolvibili, ha trovato le sue risposte ed un nuovo equilibrio.

Siamo dunque davanti ad un romanzo di formazione intimo e dal taglio psicologico che non prevede particolari accadimenti esterni. La trama riempie gli spazi lasciati liberi da riflessioni, emozioni e intime esperienze di Torless che sono i veri punti focali della narrazione. Musil si inserisce in maniera personale nel filone narrativo detto Bildungsroman, ma ne mantiene anche essenziali topoi, quali: l’indefinizione intrinseca, il desiderio di dispiegamento spirituale, la ricerca di un oggetto verso cui rivolgere l’incerto sé, le l’incontro rivelatore e traumatico con la figura femminile (la prostituta Bozena).
Se la narrazione suddivisa frettolosamente in capitoli può spaesare ad una prima lettura, pian piano i ricordi che percorrono l’intero racconto e si rincorrono, sempre connessi l’uno all’altro, si compongono in un mosaico più chiaro e vanno a incontrarsi con le esperienze e le consapevolezze del presente in un’evoluzione spiraliforme e rivelatrice – fino all’epifania finale
È la natura della ricerca di Torless a segnare il cambio di passo in questo filone letterario: il nostro protagonista non vuole semplicemente crescere, vuole trovare un qualcosa “altro”, percepito in età ancora infantile e poi inseguito mediante la ragione e l’esperienza sensoriale.
Questo sdoppiamento si rispecchia anche nella consapevolezza che Torless matura dell’esistenza di due mondi, quello appunto inconoscibile, barbaramente umano e quello esposto ed ufficiale: il mondo genitoriale e dell’accademia, il mondo della società.

Musil vuole dunque sventrare l’essere umano, cavarne fuori gli organi, aspirarne il sangue, osservare ogni piccolo pertugio e verificare se e dove si trovi lo speciale “quid” che lo caratterizza in quanto essere in grado di compiere atti inumani (esercitare violenza sul prossimo) e cosa si celi in lui capace di spingerlo a ciò.
E forse è proprio qui che termina l’esperienza autobiografica e nasce la pura finzione poetica e letteraria. Musil proietta nel suo parziale alter-ego azioni che non ha compiuto, ma che avrebbe desiderato realizzare (possiamo ripercorrere la sua psicologia e immaginare come abbia dato vita a quelle scene dentro sé attraverso i ricordi); e seppure gli avvenimenti siano di pura finzione poetica, quello che contengono è frutto dell’esplorazione personale dell’autore – del suo vissuto. Inoltre, la presenza del Musil autore e partecipatore degli eventi si sente bene nel momento in cui avanza critiche, descrive l’ambiente accademico i personaggi che vi si aggirano, le considerazioni rivolte agli ambiti di studio e conoscenza, come essi vengano impartiti ai giovani studenti (ad esempio la mancanza di cultura umanistica nella loro vita d’accademia militare).
Musil è un autore ricco: ricco di parole ed immagini, ricco di collegamenti interni, capace di dare alla luce un testo fortemente interconnesso al suo interno e dotato di una potenza letteraria e umana incredibile, nonostante fin dalla prima pagina ammetta la propria incapacità di dire tutto – l’ineffabilità del mistero umano. Ma per sopperire a questa mancanza i suoi molteplici sforzi linguistici e d’intelligenza nell’uso della parola e del testo letterario sono straordinari. Non si può dunque uscire indifferenti dalla lettura del Giovane Torless: immagini e parole rimangono immediatamente impressi nel lettore-

E veniamo al dunque: di cosa parla questo libro, spirituale, a tratti mistico?
Parla dell’oscuro mistero che c’è dentro l’uomo e nella vita -in tutto il mondo naturale.
Torless scoprirà che nel razionale c’è l’irrazionale, che ragione e animo vivono e convivono, che matematica razionale e matematica soprasensibile si coniugano fino a formare la concretezza del mondo, che pensiero logico e realtà non logica coesistono e si vivificano. Che esistono i due mondi e una porta comunicante tra essi. La sua porta è la sensualità
E la società convive con questo dualismo, ipocrita o inconsapevole, mascherando quel “qualcosa” con la fede o il semplice soprasensibile, o cercando di contenerlo con le regole sociali.
E perché Torless può arrivare a questa conoscenza? Poiché lui è un prescelto, un fine esteta dotato di una speciale sensibilità. È la sua natura che a differenziarlo dai compagni Reiting e Beineberg, da Basini, dai professori a preparare una così inusuale vicenda personale – tanto preziosa e unica da essere degna di un libro che ne porti testimonianza.
Anarchico o conservatore, il Torless maturo che rientra a casa, dopo l’epifania vissuta? Entrambi e nessuno dei due. Sarà un esteta nella sua vita adulta, rimarrà entro i confini delle leggi e della società, ma senza alcuna vera partecipazione o interesse, con la consapevolezza della fallacia del mondo filosofico-etico condiviso. Continuerà piuttosto nella ricerca di sé, dentro di sé, nell’esplorazione teoretica dell’uomo (percorrendo binari del tutto “naturali”), mediante la doppia visione di cui è dotato, diretto da nessuna verità, se non dalla consapevolezza del dubbio e del duplice, su cui si fonda il mondo e da cui il mondo è permeato.

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