LETTUGA

a fresh salad of arts

L’approccio pluralistico

Goliarda Sapienza e le Medical Humanities

Nonostante tutte le vecchie e nuove prospettive teoriche sul trauma, come la letteratura possa efficacemente rappresentare il trauma rimane una delle sfide più interessanti per la teoria della letteratura. Tra tutte le possibili risposte, vorrei focalizzarmi sulla specifica qualità del linguaggio poetico e la sua versatilità nell’adattarsi anche ad una così difficile rappresentazione con l’uso di tropi e figure retoriche per mediare l’espressione dell’esperienza traumatica.

Contrariamente a come il trauma è stato considerato dalla nascita della psicoanalisi fino al lavoro di moderni intellettuali come Cathy Caruth negli anni Novanta, ovvero come un fenomeno impossibile da rappresentare a causa della sua intrinseca natura frammentaria fatta di repressione, ripetizione, dissociazione, la “seconda ondata” nella ricerca dei trauma studies ha messo a punto un approccio pluralistico che si propone di superare l’idea del trauma come crisi della rappresentazione ed esplorare la dimensione culturale del trauma oltre la quella psichica e soggettiva, e luogo di scontro tra l’individuo e la violenza nascosta nella società moderna. In altre parole:

‘Il trauma è concettualizzato come un evento che altera la percezione e l’identità e tuttavia, proprio grazie a questo disordine, una nuova conoscenza è formata a proposito del sé e del mondo esterno’. (Balaev 2018: 366, traduzione mia)

Il passaggio dall’approccio puntuale ad uno pluralistico del trauma richiede una politicizzazione dell’analisi a proposito degli ‘effetti traumatici su identità e memoria come interazione di forze interne ed esterne’ (Balaev 2018: 366, traduzione mia). Di conseguenza, l’approccio pluralistico include numerosi lenti ideologiche, come il femminismo, fatto che rende chiaro come che la relazione tra il traumatizzato e ‘la cultura dominante e le risorse di potere prima dell’evento traumatico […] abbia un impatto sull’esposizione, l’esperienza e la recezione del trauma (Griffiths 2018: 181).

In questo tipo di contesto teorico, le voci femminili posso emergere per riconquistare la propria memoria e identità e ribellarsi contro le imposizioni di un ambiente controllante e repressivo. Perciò, il racconto femminile del trauma risponde particolarmente a quei temi che riguardano esperienze caratteristiche del femminile, usando tropi che siano in grado di ‘mettere a fuoco il trauma con forza’ (Wehling-Giorgi & De Rogatis, 2022: 7), specialmente se considerato in relazione al cambiamento della società, da una tradizionale ideologia di patriarcato  verso una società dai valori contemporanei.

Il filo di mezzogiorno di Goliarda Sapienza è un ottimo esempio di come il trauma può essere rappresentato e comunicato. Nel romanzo autobiografico, Sapienza esplora la sua memoria traumatizzata attraverso l’analisi dialogica con il suo terapeuta, in un contesto quindi di natura psicoanalitica. E tuttavia, l’originalità del testo risiede proprio nella capacità di Sapienza di non assoggettarsi mai completamente alla lettura freudiana, predominante nella società e cultura dell’epoca, e anche nella sovversione dei ruoli tradizionali di dottore e paziente. Così Sapienza, grazie al proprio spirito libero e indipendente, riesce a conquistare una consapevolezza di sé che sfida sia il terapeuta che la cultura dominante, che anticipa approcci ben più moderni al trauma, che oggi potremmo definire intersezionali. Sapienza ha infatti una comprensione di sé e del proprio trauma non solo privata e individuale, bensì anche sociale e identitaria: il suo essere donna ha chiaramente un impatto nel modo in cui la sua malattia mentale, e il trauma dietro essa, viene compresa e curata.

Sapienza guida il suo lettore in un complesso intreccio di parole chiavi e immagini misteriose, immagini e figure retoriche, per descrivere i traumi da lei vissuti in giovane età. Il testo, dunque, un dialogo ricco di analogie ed ellissi, risulta difficile da comprendere, ma l’oscurità del testo è funzionale allo ‘sblocco nell’autore di ricordi e, allo stesso tempo, per lo scivolamento dal presente al passato’ (Andrigo, 2016: 21), che è il meccanismo narratologico fondamentale per lo svolgimento della storia che cerca di rimanere il più possibile fedele alla frammentarietà della mente spezzata dal trauma.

Per questo motivo i trauma studies si sono presentati come un’ottima cornice teorica da impiegare. Benché i trauma studies non siano molto diffusi nell’accademia italiana e Sapienza stessa è un’autrice che solo negli ultimi anni ha ricevuto l’attenzione degli studiosi, principalmente all’estero. Il recente lavoro di Tiziana De Rogatis and Katrin Wehling-Giorgi (2022) mette in luce come Goliarda Sapienza sia una delle voci femminili che, vivendo e scrivendo ai margini di uno establishment quasi prettamente maschile come quello della letteratura italiana moderna, è in grado di offrire un diverso punto di vista sul racconto del trauma e quegli aspetti dell’esperienza creativa di una donna, che spesso sono stati marginalizzati o silenziati.

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